mercoledì 7 marzo 2007

Correnti ascensionali

Questa settimana mi sono chiesto spesso su cosa potessi scrivere. Su cosa potessi scrivere di specifico. Partire da quell’idea di partenza per andare a creare qualcosa che la contenga, che l’avvolga.
Il mio è un brutto vizio. È un brutto vizio avere un foglio davanti che dovrebbe servire, che so, ad elencare gli argomenti dei capitoli della “Repubblica” , e arrivare a scriverci cose che invece con la “Repubblica” non c’entrano niente. Il vizio è quello di scrivere nei momenti sbagliati (se poi esistano davvero dei momenti per scrivere). Ricordo la prima volta che ho preso un foglio per scrivere alcune strofe in rima, pensando a una melodia che mi girava per la testa. Fu al liceo, mentre la prof spiegava Nietsche e io viaggiavo seduto al primo banco. Insomma è raro che io mi sieda alla scrivania senza riuscire a non divagare.
Prendiamo questo momento, prendiamo questa giornata.
Sono in piedi dalle 8 e mezza circa, dopo 6 ore di sonno e un leggero cerchio alla testa prodotto da più di una birra in plastica bevuta ieri sera. Constatato che il latte era finito, la colazione è durata più di un’ora, perché dopo il tè non potevo fare a meno di ripassarmi un giro di accordi a cui stavo pensando. Sciacquata di faccia, una maglia e un pantalone a caso e un’aggiustata ai capelli, per non sembrare il figlio pazzo di Einstein. Esco con l’intenzione di andare a studiare, o per lo meno di fare quell’elenco. Vabbè, prima passo dal bar per un’altra colazione più dolce, più decente. Mi viene in mente che potrei passare da Fra a vedere cosa stesse combinando, con la consapevolezza che il mio “saiperchè” personale non fosse in casa, cosa che si è poi rivelata. In casa c’era il solo Andrea che ha partecipato con me ieri sera all’assunzione delle birre già citate. Fra è andato a lezione, tornerà più tardi. Ci conosciamo da 17 anni, e le nostre discussioni riescono ormai ad essere immediate e brevi, ma intense. L’altro pomeriggio stavamo studiando in un’aula di giurisprudenza, e dopo aver disegnato quella che mi definisce “la sezione di un’ala”, affiancata ad equazioni a me sconosciute, ha alzato la testa col suo sorrisetto da ingegnere compiaciuto, con l’intenzione di dirmi qualcosa. Cominciò a fissarmi.
<<>> dissi con spazientita curiosità.
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L’idea dell’albatros che vola senza sbattere le ali mi piaceva, ci ho pensato per un po’. Cazzo, beati gli albatros e le loro correnti ascensionali. Ne avremmo bisogno tutti di correnti che ci portano un po’ più in alto o un po’ più in basso di dove siamo, possibilmente riuscendo a mantenere gli occhi aperti. Forse una corrente ascensionale esce fuori ogni tanto in ognuno di noi. Ne approfittiamo per buttarci in picchiata, per sentire il vento che ci sbatte sulla faccia. Ma le correnti ascensionali noi non le sentiamo, o almeno, non le tocchiamo con mano. Quando scrivo credo si facciano sentire, ma credo anche di tenerle un po’ a bada, forse troppo. Forse bisogna solo saperle prendere.
Forse le sento quando la schiena suda, il corpo è caldo e girano brividi fino alla testa. Può succedere per strada, quando vengono in mente cose che non si vorrebbero pensare, che fanno rabbia e che si sbatterebbero volentieri contro il muro, per farle a pezzi. O pensando agli sporadici momenti da mettere in cornice, quando il tempo andrebbe distratto per dargli un pezza e tirargli il freno a mano. Può succedere quando è il momento di mettersi in gioco, di provare a dire le cose che teniamo alla sbarra dei nostri sguardi, e ce la facciamo dannatamente sotto.
Io sono spesso cieco per quanto sia ubriaco di visioni, di sensazioni, di suoni. Mi sono dovuto fermare per scriverlo. Seduto sul marmo freddo di questa chiesa che mio padre mi ha portato a visitare quando ero ragazzino. Mi parlò di quanto spesso ci andava, per dire le sue preghiere o per ammirare la bellezza dei suoi affreschi. Ora si paga per entrarci. In questa città più di una chiesa da’ ora un costo alle preghiere…o forse li da’ agli affreschi. E quanto mi piaceva la scritta “woijtila è un’ ologramma” sulla saracinesca del giornalaio di fronte! E’ un peccato che l’abbiano cancellata.
Ecco, ricomincio a divagare, sarà meglio alzarsi. Ripassare dal bar, schiacciata con salame e fontina, caffè, e poi vediamo se lo faccio quell’ elenco.
Mi sono dovuto sedere per scrivere…pensando a tutto tranne che all’idea da cui dovevo partire per scrivere. Ecco ci vorrebbe un soffio di corrente ascensionale. Senza riesco solo a sentirmi stretto. Come diceva in quel pezzo Neil Young , quante cose si imparano dal perdere tempo.

Maurizio Amendola

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