Il profumo dei tigli che riempiva l’aria del viale rimaneva nelle menti dei passanti come un dolce ricordo perduto ma vivo nella memoria. Era ormai l’imbrunire e la piccola Franca scalza e poco vestita se ne tornava a casa per la cena. Aveva trascorso il pomeriggio a vedere i treni passare accanto alla ferrovia, quei pochi treni che avevano ripreso le loro corse dopo gli ultimi bombardamenti. Saltellando spensierata per i prati che la dividevano dalla sua piccola ma calda abitazione Franca cominciava a sentire i primi morsi della fame, ma come ormai la guerra li aveva abitati sarebbe potuta andare avanti per giorni. Le vite di lei, della sua famiglia e della corte nella quale viveva erano state sconvolte dalle atrocità della guerra; quelle atrocità che li portavano nel cuore della notte a scappare nei campi al suono della sirena che avvisava dei bombardamenti imminenti, quelli orrori che portavano via gli uomini dalle famiglie e lasciavano vuote le loro pance.
Prima di rincasare Franca andava a prendere l’acqua alle fonti in fondo alla corte nella quale viveva; secchio alla mano e un gran forza per muovere il mulinello che le avrebbe riempito il suo contenitore giusto quanto basta per la fine della giornata. Come tutte le sere il suo fratellino minore l’aspettava già alla fonte per aiutarla a portare il secchio ma anche perché non riusciva a starle distante. Avevano appena riempito il loro carico quando un suono inquietante li distrasse dalle loro risate: era la sirena che avvisava di un pericolo aereo. Ancora prima che i due potessero correre a casa per nascondersi nel seminterrato una prima bomba tocco il suolo proprio al di là della corte, al di là dei tigli. Era troppo pericoloso correre a casa e la soluzione più immediata erano i campi di grano al di là della ferrovia . Senza neanche pensare Franca prese il fratellino in braccio e corse a piedi nudi più veloce che poteva, corse verso i campi e continuò a correre superando le rotaie fino a che i lunghi steli di grano li coprirono completamente. Nel silenzio della notte ancora due bombe caddero ma Franca ed il piccolo Giovanni erano salvi. Quando ormai la notte era calata ed il cielo era tornato sereno senza più le luci abbaglianti delle esplosioni, i due tornarono a casa. Non si dissero niente, non c’era niente da dire; altri avevano seguito il loro esempio e dai campi altre figure procedevano verso le case. La madre Odosca si era precipitata fuori non appena aveva potuto, pur consapevole di aver addestrato nel migliore dei modi i figli a nascondersi in questi casi ma quando li vidi da lontano non poté fare a meno di corrergli incontro e stringerli al petto così forte da farli quasi mancare il respiro. Odosca prese il piccolo Giovanni in braccio ed i tre si incamminarono verso le altre case della corte per assicurarsi che anche gli altri stessero bene; Giovanna, Enrichetta, Fausto, Rodomonte e gli altri stavano fortunatamente tutti bene. Adesso si poteva rincasare impauriti ma felici di avere superato anche questa.
Per un attimo Franca era stata invasa da tutti i ricordi della sua infanzia ma la vocina della piccola nipote la riportò al presente.”Nonna, nonna lo senti anche te questo dolce profumo?” “Sì tesoro lo sento anch’io, è l’odore dei tigli. Ma adesso dobbiamo rincasare è quasi sera.” E così dicendo Franca prese la mano della nipote e le due si incamminarono verso casa passando da dove un tempo c’erano solo campi di grano e dove riposavano le vite di un tempo che fu.
Caterina Di Prete
Input: Proverbio - Una volta qui c'erano solo campi
giovedì 22 marzo 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento