mercoledì 7 marzo 2007

La prova generale

Anna camminava velocemente verso il teatro. Era così emozionata da non accorgersi nemmeno della pioggia che si stava facendo sempre più insistente. Riusciva a pensare solo a due cose: la prova e, naturalmente Guido. Lo amava, lo sapeva da sempre, anche se ora ne aveva la piena consapevolezza. Da tre mesi lo vedeva tutti i giorni, la sera provavano per ore e qualche volta era capitato, a fine serata, che l’accompagnasse a casa. Era piacevole parlare con lui, aveva sempre la battuta pronta, era brillante, colto, insomma quel che si dice un buon conversatore. Anche l’aspetto non era niente male: alto, brizzolato, un viso interessante, un fisico asciutto nonostante i suoi quarantacinque anni e una vita non proprio salutare. A diciannove anni se ne era andato a studiare a Trieste e, durante il periodo universitario, era tornato solo per le feste comandate. Poi aveva vinto un concorso come interprete al Parlamento Europeo e si era trasferito a Strasburgo. Da allora le sue visite alla famiglia si erano fatte più rade, spesso preferiva che fossero gli anziani genitori a raggiungerlo. Pagava loro il biglietto e li faceva andare a Strasburgo, oppure li portava in giro per qualche capitale europea. -Hanno faticato tutta la vita per permettermi di studiare e ora che sono anziani è arrivato il momento che sia io a prendermi cura di loro-, le aveva detto una sera davanti a un piatto di pasta fumante. Non si era mai sposato, aveva avuto molte storie, niente di serio finché non aveva incontrato Charlotte, una collega francese di cui si era perdutamente innamorato. Erano andati subito a vivere insieme, prima in una piccola mansarda dalla quale dominavano la città, poi in un appartamento del centro molto luminoso e accogliente. Lo avevano scelto con cura, doveva avere due camere, una per loro e una per il piccolo che Charlotte custodiva nel suo grembo. Purtroppo però la loro felicità si era dissolta come neve al sole un grigio mattino di marzo quando Charlotte all’ottavo mese di gravidanza, se ne andò, insieme al loro bambino, per una emorragia che i medici non riuscirono a fermare. Quello stesso anno morirono anche i suoi genitori, a un mese di distanza l’uno dall’altro, suo padre non aveva retto alla perdita della moglie che aveva amato più di ogni altra cosa al mondo e si era lasciato andare fino a che non l’aveva raggiunta. Guido aveva cercato di tirare avanti, trascinandosi giorno dopo giorno insieme al suo dolore, cercando di non lasciarsi sopraffare e di mantenere, per quanto poteva, il suo buon carattere. Dopo qualche anno aveva deciso di prendersi un anno sabbatico ed era tornato al paese, nella casa che gli avevano lasciato i suoi genitori. Si era da subito ben inserito nella vita del paese partecipando attivamente alle iniziative culturali. Una sera aveva fatto il suo ingresso nel gruppo teatrale diretto da Franco Serni, suscitando non poca curiosità tra gli ormai veterani attori che ogni anno si cimentavano in una sfida dal sapore goliardico. Anna aveva conosciuto Guido ai tempi del Liceo quando lui, rappresentante degli studenti portava avanti con passione le sue idee di giovane rivoluzionario. Aveva quattro anni più di lei e ciò contribuiva a far sì che ai suoi occhi di adolescente lui apparisse come un moderno principe azzurro. Non avevano scambiato più di due o tre parole in poche diverse occasioni, ma ciò era bastato perché in lei nascesse un sentimento di adorazione misto ad ammirazione. Poi le loro strade si erano divise. Finito il Liceo lui aveva scelto la Scuola Interpreti di Trieste, mentre lei era rimasta a scuola a fantasticare un amore impossibile. Gli anni erano trascorsi veloci e anche Anna si era trovata a decidere quale facoltà prendere e aveva scelto Lettere con l’intenzione, una volta laureatasi, di tentare il concorso per l’insegnamento. La sua vita era stata poi scandita dalle tappe d’obbligo: il fidanzamento con un classico bravo ragazzo che nel giro di cinque anni era approdato al matrimonio; due figli, un maschio e una femmina, gemelli; la cattedra di insegnante nella scuola media del paese vicino. Attorno ai trentacinque anni però, era arrivata la crisi, puntuale come un orologio svizzero. Fortuitamente aveva scoperto che quel marito così perfetto, così presentabile, così “normale”, la tradiva da un paio d’anni con una collega insospettabile. Non ne aveva voluto più sapere di lui, e la cosa non le era venuta nemmeno difficile in quanto si era resa conto negli ultimi anni di non avere poi molto in comune con quell’uomo.“Finalmente sei arrivata! Che fine avevi fatto?”.“Scusa Franco, è che Claudia ha avuto un attacco di mammite dell’ultimo minuto e naturalmente Filippo le è andato dietro non appena l’ha vista piangere”.“Va bene, dai, non perdiamo altro tempo, vatti a cambiare velocemente”.Anna imboccò di slancio il corridoio sul quale si affacciavano i camerini, dette un’occhiata alla porta chiusa di quello di Guido e si infilò rapidamente nel suo. Era la sera della prova generale, l’indomani avrebbero debuttato. Franco questa volta aveva scelto una commedia classica, “Tutto è bene quel che finisce bene”, di William Shakespeare. Anna interpretava la parte di Elena, data in sposa a Beltramo dal re di Francia come segno di ringraziamento per essere riuscita a guarirlo da una grave malattia con una pozione lasciatale dal padre. Purtroppo però Beltramo non ricambia l’amore di Elena che è costretta a varie peripezie e sotterfugi per conquistarne finalmente il cuore.Non era la prima volta che Anna recitava in teatro, ma era la prima volta che non aveva dovuto faticare per entrare nel personaggio, lo aveva sentito subito a lei congeniale. Naturalmente a ciò aveva contribuito il fatto che ad interpretare Beltramo fosse Guido, e la complicità che si era immediatamente instaurata tra i due aveva fatto sì che l’intera rappresentazione ne beneficiasse.“Sono veramente contento di voi, di tutti, indistintamente. Abbiamo fatto un buon lavoro e sono sicuro che domani sarà un successo. Grazie a tutti voi”. Franco era davvero contento e non erano solo le sue parole ad esprimere questa gioia, ma anche lo sguardo, la gestualità che aveva accompagnato queste poche frasi. Da tutta la compagnia si sollevò spontaneamente un applauso al regista e un’energia vitale e positiva pervase il teatro. “Bene, adesso tutti a casa. Andate a dormire perché vi voglio freschi e rilassati domani sera!”.Una dopo l’altra si spensero le luci della ribalta e, alla spicciolata, gli artisti uscirono a gruppetti dal teatro ritrovandosi infreddoliti nell’umidità della notte.“Posso darti un passaggio?” le chiese Guido.“Grazie, volentieri”.“La macchina è parcheggiata nella piazzetta qua dietro”. Si avviarono camminando rasente il muro per non bagnarsi. “Franco sembrava sincero quando ci ha fatto i complimenti”.“Sì, anch’io ho avuto l’impressione che stasera fossimo entrati tutti nei nostri personaggi”, disse Anna salendo in macchina.Guido accese il motore e si avviò lentamente nella direzione della casa di Anna. “Come stanno i bambini? Ho incontrato tuo padre oggi e mi ha detto che hanno avuto l’influenza”.“Sì, ma fortunatamente è tutto passato, sono tornati a scuola oggi”.“Bene, mi fa piacere”, Guido si voltò a guardarla approfittando del semaforo rosso e Anna provò un po’ di imbarazzo, come se avesse colto qualcosa di diverso nel suo sguardo. Involontariamente emise un sospiro di sollievo quando la luce tornò ad essere verde costringendo Guido a distogliere lo sguardo per riprendere la guida. Era strano, sognava da tempo di ritrovarsi sola con lui e adesso che finalmente c’era avrebbe voluto essere a centinaia di chilometri di distanza. Senza dubbio l’esperienza del matrimonio l’aveva cambiata, non era più la ragazza spensierata di una volta, ma una madre con delle responsabilità e dei doveri nei confronti di due creature che dipendevano totalmente da lei. E Guido? Che dire della sua esperienza?Come poteva solo pensare di andare ad infilarsi in una storia già complicata in partenza, dove per di più c’era l’aggravante che fra qualche mese lui se ne sarebbe tornato al suo lavoro in una città straniera?“A cosa stai pensando?” le chiese improvvisamente Guido.“Oh… scusa, non sono molto di compagnia questa sera. E’ che sono così stanca e poi sono anche un po’ preoccupata per la prima di domani. A volte mi domando chi me lo fa fare. Una persona normale a quest’ora sarebbe a letto a godersi il silenzio e la pace della sera dopo l’ennesima giornata divisa fra il lavoro e gli impegni dei bambini”.“Devo confessarti che ho pensato molte volte a questa cosa e sono giunto alla conclusione che provo un misto di invidia e di ammirazione per come riesci a gestire la tua vita. Ma quello che m’incanta è l’entusiasmo che trasmetti quando reciti. E’ come se tu, nel momento in cui ti trasformi nel tuo personaggio vivessi in un’altra dimensione, in un mondo che è solo tuo, dove ti senti completamente a tuo agio. O per lo meno questo è quello che trasmetti a me”.“Grazie, è proprio un bel complimento quello che mi hai fatto”, disse Anna sorridendo, “solo queste parole ripagano di tutti gli sforzi e la fatica”.Erano arrivati, Anna si voltò verso Guido, gli sorrise e lo baciò su una guancia. “Grazie del passaggio. Ci vediamo domani allora.”“Buonanotte Anna!”Sentì il motore riaccendersi e la macchina ripartire lentamente, avrebbe voluto girarsi ma non lo fece, infilò le chiavi nella toppa ed entrò in casa.Avevano tutti e due troppa paura per fare il primo passo e lei era in uno stato confusionale da non sapere più se voleva veramente che nascesse qualcosa tra di loro. Si era ricostruita a fatica una vita sua, era riuscita a far quadrare tutto: il suo lavoro, la scuola dei bambini, il nuoto di Claudia, il calcio di Filippo, le prove a teatro. Si ricaricava nel fine settimana in cui i gemelli andavano dal padre. Quelli erano giorni che dedicava solo ed esclusivamente a se stessa, senza darsi orari né regole ma facendo semplicemente quel che le andava di fare. Si era abituata a questa routine, tutto girava a meraviglia. Non aveva più voluto sentir parlare di uomini tanto ne era rimasta delusa e pensava che non ci sarebbe stato più posto per nessun uomo nella sua vita. Poi però era comparso Guido, e tutte le sue certezze avevano pericolosamente traballato. Appena lo aveva visto aveva capito che non era uno qualunque, per questo cercava di controllarsi il più possibile in sua presenza, senza del resto ottenere grandi risultati visto il modo in cui talvolta lo aveva sorpreso a fissarla.Decise di farsi un bel bagno caldo prima di andare a dormire, le avrebbe conciliato il sonno. I gemelli avevano faticato ad addormentarsi, le aveva detto la baby sitter andandosene, ma ora sembravano due angioletti. Entrò nella vasca da bagno facendosi largo nel mare di schiuma bianca e vi si adagiò appoggiando la testa ad occhi chiusi. Il cellulare cominciò a vibrare. -Chi potrà mai essere a quest’ora?-, pensò.“Pronto!”“Ciao Anna, scusa sono Guido.”“Ciao…”, rispose Anna con un filo di voce.“Perdonami l’orario ma ho immaginato che tu non fossi ancora andata a dormire.”“Infatti. Mi sono concessa il lusso di un bagno caldo”.Ci fu un silenzio breve ma imbarazzante, subito interrotto dalla voce di Guido che sembrava molto decisa. “Ti ho chiamato per chiederti di venire con me a Stasburgo il prossimo fine settimana. Volevo dirtelo prima ma sei praticamente fuggita dall’auto. So che i bambini saranno col loro padre e io devo andare a sbrigare delle questioni burocratiche. Mi farebbe molto piacere se venissi con me.”Anna fu talmente sorpresa da non sapere cosa rispondere. D’impulso avrebbe detto di sì, ma non era certo nelle condizioni di poter decidere così su due piedi. “Mah… non so… Certo che mi farebbe piacere… ma non è così evidente che io possa prendere una decisione del genere così su due piedi…”.Nel sentirla esitare Guido intervenne: “Per l’aspetto pratico non ti preoccupare, ho già pensato a tutto, non hai che da fare la valigia.”“Lasciami un po’ di tempo per pensare, ti prego”.“Ok, me lo dirai domani sera. Buonanotte”.-Ecco ci mancava solo questo. E ora che faccio?-. Se prima era in stato confusionale adesso non sapeva più nemmeno pensare, le sembrava di aver perso tutte le sue certezze e in questo momento le sue regole non riuscivano a venirle in aiuto.Decise di provare a dormire, avrebbe rimandato tutto all’indomani.“Sono le sette signora, vada altrimenti farà tardi. E’ tutto chiaro non si preoccupi”. Sembrava che la baby sitter volesse buttarla fuori da casa sua. Aveva passato tutto il giorno a girare da una stanza ad un’altra senza concludere nulla. I gemelli erano a casa, come lei del resto, perché la scuola, nel pieno rispetto della recente riforma sull’autonomia, aveva deciso di chiudere per una settimana.Non poteva più rimandare, doveva uscire. Le sembrava di non ricordarsi più assolutamente niente della parte di Elena, e oltre a questo non era stata in grado di prendere nessuna decisione. La sola persona con cui aveva parlato di questa cosa era Federica, la sua amica d’infanzia che l’aveva invitata a partire senza pensarci due volte. -Certo, per lei è facile visto che è separata e senza figli- pensò.Si chiuse la porta alle spalle e si diresse affrettatamente verso l’auto. Arrivata nei pressi del teatro cercò con lo sguardo l’auto di Guido, voleva fare di tutto per evitare di incontrarlo da sola prima dell’inizio dello spettacolo. Passò dall’entrata di servizio e si avviò verso il suo camerino. Dopo qualche minuto qualcuno bussò. Era Franco che passava per saggiare il suo umore. Scambiarono qualche frase di rito e rimase di nuovo sola.Quando fu pronta, uscì dal camerino e andò sul palco. Voleva dare uno sguardo al teatro. Aprì un piccolo spiraglio nel sipario e vide che il pubblico stava prendendo posto e gradatamente la platea cominciava a riempirsi. Si sentì invasa da uno strano senso di euforia, una scossa di adrenalina le percorse la schiena. Nello stesso momento si rese conto che qualcuno le aveva appoggiato una mano sulla spalla, in modo delicato per non spaventarla ma nello stesso tempo per avvertirla della sua presenza. Si girò di scatto e vide Guido, i suoi occhi si illuminarono e si persero in quelli radiosi di lui.“Ho deciso di venire con te”.

Cristiana Belcari

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