Il sole era appena sorto, e aveva ritrovato il bosco nelle stesse condizioni del giorno prima, con gli alberi in rassegnata attesa di perdere tutte le foglie e di sopportare i primi inesorabili fiocchi di neve. Eravamo alla fine della “luna in cui ai vitelli cresce il pelo”, nel calendario Lakota. Il periodo che i bianchi chiamano Settembre.
Questo pensò Pioggia In Faccia, uscendo dalla grotta in cui aveva trovato rifugio insieme ai suoi tre compagni. Era l’ultimo giorno in cui potevano sperare di prendere qualche preda. Dovevano tornare alle tende. Erano fuori già da quattro giorni e rischiavano di rimanere isolati nel caso di una forte nevicata che peraltro, il cielo, all’orizzonte, stava promettendo.
Il villaggio era già stato spostato al campo invernale, sulle Colline Nere, e loro non si sarebbero mai allontanati se la caccia ai bisonti, nella stagione calda, fosse stata più favorevole. Ma i bisonti, quest’anno, sembravano scomparsi: inghiottiti dal niente, o dall’uomo bianco. Questo li aveva portati così lontani dalla loro gente e così vicini alla terra dei Pawnee, i loro storici nemici.
Ma ora non c’era tempo per pensare a queste cose.
Ogni più piccola preda poteva significare la sopravvivenza di un bambino, o di un anziano. I più deboli erano quelli che rischiavano di più nei gelidi inverni delle Grandi Pianure.
Mentre Pioggia In Faccia rincorreva questi pensieri, sentì gli altri che accompagnavano i cavalli fuori dalla occasionale dimora.
Tocca Le Nuvole spense il fuoco, mentre Buona Piuma sistemava gli animali insieme a Volpe.
Volpe era il figlio di Pioggia In Faccia. Lo chiamavano così perché quand’era molto piccolo aveva trovato un cucciolo di volpe ferita e aveva costretto suo padre a curarla. Era molto giovane. Troppo. Sarebbe diventato uomo alla prossima Primavera, e avrebbe cambiato nome. Si trovava lì solo perché era sfuggito alla madre. Voleva rendersi utile. Ormai si sentiva grande e poi era infallibile con l’arco, nelle gare con gli amici. I tre guerrieri che se lo videro apparire al termine del primo giorno di viaggio, non poterono fare altro che portarlo con se.
Spento il fuoco il gruppo si mise in marcia, cavalcando in silenzio per un paio d’ore, finché Buona Piuma, che era un ottimo cercatore di tracce, fece cenno di fermarsi. “Un alce è passato di qui. Poco tempo fa.”
“Bene” disse Pioggia In Faccia “questo è un grande dono”. Seguirono le impronte senza difficoltà, fino a scorgere, non molto tempo dopo, la sagoma delle imponenti corna dell’ignaro animale, che si confondevano tra i rami degli alberi.
Con il linguaggio dei gesti, per non rivelare la loro presenza, decisero di attaccarlo da tre parti diverse, escludendo il lato a favore di vento. Volpe sarebbe rimasto a guardia dei cavalli.
I tre presero archi e frecce e scomparvero nel bosco. Pioggia In Faccia attese un po’ di tempo prima di dare il segnale convenuto, per permettere agli altri di piazzarsi. Vedeva l’alce, che stava mangiando delle foglie da un albero, a non più di venti passi.
Il più piccolo errore avrebbe fatto fuggire quella preda, fondamentale per la sopravvivenza di qualche membro della tribù.
Il Lakota era immobile. Era diventato parte dell’albero al quale si era appoggiato. Si sentiva un ramo, con la corteccia al posto della pelle e la linfa che scorreva nelle vene. L’arco e la freccia erano diventate un’estremità della pianta. Finchè nell’aria risuonò il verso del tordo, e un istante dopo tre dardi sibilarono morendo in un tonfo sordo, quasi all’unisono. Il povero animale crollò quasi subito, senza neanche il tempo di capire. Tre grida di gioia fecero da eco al suo crollo.
Attesero l’arrivo di Volpe, poi, prima di macellare l’alce, pregarono. Gli chiesero perdono per averlo ucciso e lo ringraziarono per la preziosa carne che avrebbe sfamato molta gente; per la pelle che avrebbe donato abiti e calzature; per le ossa e le corna con le quali avrebbero ricavato coltelli e utensili; per i tendini che sarebbero serviti per i cucire tende e vestiti. Quindi iniziarono a squartare l’animale facendo attenzione che niente andasse sprecato. Poi ne mangiarono finché furono sazi.
Era stata una buona giornata. Se anche gli altri gruppi di caccia avevano avuto la loro fortuna l’Inverno avrebbe fatto meno paura.
Quando ebbero caricato tutto sui cavalli, il sole era ancora alto. S’incamminarono. Avrebbero fatto parecchia strada prima di fermarsi per dormire.
Fecero una sosta, una decina di miglia a sud, sulle sponde del Fiume Bianco, per abbeverare i cavalli. Scherzavano tra loro felici per l’esito della spedizione.
Tocca Le Nuvole, che si chiamava così perché era un gigante di oltre due metri, con un fisico possente, lanciava in aria Volpe e lo riprendeva, con la stessa facilità con cui il vento alza le foglie secche. Buona Piuma mostrava a Pioggia In Faccia la flessibilità del suo arco.
Un battito d’ali fece voltare tutti di colpo. Quattro anatre si erano alzate in volo da dietro gli alberi. Buona Piuma, che aveva l’arco in mano, incoccò la freccia e la scagliò con la velocità del lampo centrando in pieno il bersaglio, ma il suo grido rimase soffocato quando vide che un’altra freccia aveva abbattuto un’altra anatra. Ed era una freccia Pawnee.
Rimasero sorpresi perché ormai erano rientrati in territorio Lakota,
ma sapevano benissimo che il motivo che aveva spinto anche i Pawnee così lontani dalle loro tende, era lo stesso per cui loro si trovavano lì: il cibo.
Sapevano anche che da quella posizione, i nemici avevano sicuramente visto quello che i loro cavalli trasportavano .
La preda catturata andava difesa ad ogni costo.
Cercarono di mimetizzarsi facendo abbassare, per quanto possibile, anche i cavalli carichi, ma erano in un punto scoperto. Potevano contare solo sull’erba alta, mentre i Pawnee avevano il vantaggio degli alberi. Chissà in quanti erano.
Per qualche minuto il silenzio invase la prateria come se la vita si fosse dimenticata di quel posto. Volpe era dietro al cavallo di suo padre. Sentiva il cuore che gli sfondava il petto, e con le mani si teneva il costato per attenuare il rumore di quel battito che gli sembrava tanto assordante da temere che rivelasse la sua presenza.
Buona Piuma si sporse per cercare di capire dove fossero i nemici e, in un attimo, tutto accadde.
Una freccia spuntò da dietro un albero e lo colpì facendogli volare l’arco lontano, vicino ai piedi di Volpe.
Quattro Pawnee uscirono dal bosco con le loro mazze di guerra in pugno e si gettarono sui Lakota. Uno dei Pawnee, quello che correva verso Pioggia In Faccia, si fermò con gli occhi pieni di stupore quando vide l’imponente figura di Tocca Le Nuvole emergere dall’erba. Quel gigante aveva afferrato i polsi ai due suoi compagni, togliendogli le armi con la stessa facilità con cui una madre toglie un cucchiaio al suo bambino.
L’altro Pawnee si stava gettando su Buona Piuma che era a terra ferito. Senza neanche il tempo di ragionare, Volpe afferrò l’arco dell’amico, estrasse una freccia dalla faretra che era legata al cavallo di suo padre e la tirò con la sua ancora esile forza. Colpì il Pawnee ad una spalla, vicino al cuore e fermò la sua corsa. L’assalitore lanciò un grido di dolore, poi rimase immobile a fissare il giovane che estraeva un’altra freccia. Volpe tese di nuovo l’arco, con il braccio tremante. La freccia partì, sibilò nell’aria sfiorando la testa del Pawnee e si perse nell’erba, molti metri dopo.
Un grido richiamò l’indiano ferito. I suoi compagni si stavano allontanando, due avevano i polsi fratturati. Pioggia In Faccia vide il nemico che si voltò ancora verso suo figlio, fissandolo per qualche attimo. Poi scappò con la freccia ancora infilata nella spalla.
Dopo aver soccorso Buona Piuma, che per fortuna aveva solo una lieve ferita, recuperarono le anatre e si rimisero in viaggio. Volpe pianse fino a sera.
“Anche loro potevano sfamare qualcuno con quest’alce” fu l’unica cosa che suo padre gli disse.
Il ritorno verso il campo proseguì tranquillo.
Volpe era più sereno e s’immaginava l’arrivo al villaggio. Li avrebbero accolti come eroi e le loro gesta sarebbero state raccontate intorno al fuoco. Il cibo che avevano procurato era di vitale importanza per la comunità e l’avevano difeso rischiando la vita.
La Primavera seguente Volpe avrebbe cambiato nome e Tocca Le Nuvole gli disse che probabilmente lo avrebbero chiamato Colui Che Mette In Fuga I Pawnee, oppure Colui Che Porta Il Cibo Alla Sua Gente. Sarebbe stato un grande onore.
Ma proprio mentre i quattro erano in vista delle tende, un grido spezzò tutti questi pensieri.......
........”Andreaaaa, è pronta la cena. Spengi la tv e vieni a tavola” disse la mamma gettando nei rifiuti le confezioni vuote dei sofficini e delle patate surgelate.
Pierluigi Rossi
Input: Concorso sul cibo
mercoledì 7 marzo 2007
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