Yoshiro si svegliò di soprassalto.La sveglia stava urlando con la voce di un'orrenda canzoncina pop giapponese. Un ritmo ossessivo, martellante. Sua sorella aveva ancora cambiato la stazione radio per l'allarme.Sentì il freddo pungente delle prime ore della mattina scivolargli dentro il letto. Guardò fuori dalla finestra. Un mattino grigio e nuvoloso. Non sapeva spiegarsi il perché, ma era in grado di intuire con un solo sguardo che tempo avrebbe fatto nel resto del giorno. Anche solo fissando il cielo nero. Un istinto innato, gli ripeteva sempre la madre, con evidente orgoglio. Proprio come suo nonno.Si vestì lentamente, tentando di conservare un po' di quel calore magico contenuto nel suo letto, ma con scarso successo. Era proprio ora di tirarsi su. I brividi non lo lasciarono nemmeno a tavola durante la colazione frugale. Si sentì ancora una volta solo. Solo come tutte le altre mattine. Gli altri stavano ancora dormendo.Il nuovo lavoro estivo lo costringeva a levatacce che gli rendevano impossibile fare colazione con il resto della famiglia. Piano piano la solitudine lo aveva reso malinconico. Anche gli scherzi mattutini della sorellina erano ora un affettuoso ricordo. Piccole cose diventate preziose, mentre era solo, nel piccolo cucinino di casa.Ricordava molto bene il discorso della madre. Le parole dure, lo sguardo triste mentre invece di portarlo al parco con la sorella, lo aveva costretto a casa per fargli il discorso. La sua bocciatura quell'anno l'aveva fatta seriamente arrabbiare e l'aveva delusa. Dopo una sgridata pubblica davanti ai nonni, in visita a casa, gli era stato intimato di procurarsi un lavoro per la stagione estiva e di scegliere. Scegliere il suo destino. Se la scuola non faceva per lui, era inutile indugiare e consumare le già scarse risorse della famiglia e di dedicarsi pienamente al mondo del lavoro.Il pensiero lo angosciava. La scuola era andata male e lui si sentiva in colpa. Aveva dedicato davvero troppo poco tempo allo studio e i risultati quasi brillanti del anno precedente erano ormai sfumati. Le nuove amicizie lo avevano sempre più allontanato dagli impegni scolastici. Voglia e la disciplina erano rapidamente scomparse. Anzi più volte aveva saltato i compiti a casa e anche alcune lezioni pomeridiane. I risultati negativi non si erano fatti attendere e alla fine dell'anno era arrivata la brutta notizia,peraltro prevedibile. Aveva passato le prime due settimane di vacanza senza poter nemmeno uscire con gli amici, in punizione. E dal momento che non aveva trovato un lavoro, il vecchio zio pescatore ne aveva trovato uno per lui. Un lavoro come garzone al mercato in un banco di pesce, in periferia. Suo zio, pescatore con oltre trentanni di esperienza prima di barche e adesso di mercato, lo avrebbe accompagnato tutte le mattine, prima dell'alba al suo nuovo lavoro. Dalla morte del padre di Yoshiro, la madre si era affidata sempre più spesso a lui. Quell'anno era stato particolarmente duro per tutti loro. La madre aveva dovuto cercarsi un secondo lavoro e non era più stata in grado di badare a Yoshiro e alla sorellina. Le cose erano cambiate tanto in fretta che Yoshiro faceva fatica a ricordare come fosse anche solo l'anno precedente. Il vuoto lasciato dentro tutti loro dalla scomparsa non se ne era ancora andato. L'anno scolastico era finito e i suoi voti erano precipitati. Yoshiro sapeva di essere il responsabile. Gli avevano concesso fin troppo per riprendersi, e lui non aveva mai ripreso seriamente in mano i libri. Il resto era storia passata. La colpa era e rimaneva solamente sua.Yoshiro non amava particolarmente stare con suo zio, non solo per l'odore sgradevole che lo accompagnava ovunque, ma anche per il suo carattere chiuso e burbero. Le sue terribili sparate su tutto, lo infastidivano e lo mettevano a disagio con gli estranei. Era una persona segnata dalla vita dura che faceva ogni giorno. Si alzava prestissimo e andava a riposare per tutto il pomeriggio fino a notte. Non sorrideva quasi mai. Contrariamente a quello che diceva la madre, Yoshiro non era assolutamente era convinto che il lavoro duro potesse nobilitare qualcuno, anzi, dal suo punto di vista regalava solo tristezze, solitudine e volti rigati dalla fatica. Nonostante non provasse un sentimento profondo per lui, ogni tanto vederlo abbattuto e cupo lo riempiva di dolore e angoscia. No, non sarebbe mai finito in quel modo. Eppure le sue scelte fino a quel momento lo avevano spinto proprio verso il suo vecchio e malconcio camioncino e al mercato del pesce in periferia.L'ossessivo cigolio del vecchio rimorchio era insopportabile. Lo zio sembrava non farci più caso. Come se niente fosse.- Ma come può essere - pensò Yoshiro - non si rende conto della vita orribile che fa? Ogni mattina si sveglia. Anche se è estate, fa così freddo. E' così buio. Non c'è nessuno per le strade. L'odore, su questa bagnarola che sta insieme per miracolo, è nauseabondo . E lui che fa? Fischietta un motivetto vecchio di venti anni. Come se niente fosse. E ogni giorno avanti, senza mai cambiare niente.-Lo zio lo fissava di tanto in tanto, con un'espressione indecifrabile. Come se avesse qualcosa in mente. Non riusciva davvero a comprenderlo.Erano solo poche settimane che la sua vita era cambiata. Senza avere il coraggio di ammetterlo nemmeno a se stesso Yoshiro stava cominciando a rimpiangere le lunghe giornate sui banchi di scuola. La vita era dura, ma c'erano i compagni, i momenti divertenti, e le corse a perdifiato nel campetto dietro la scuola. Bagliori di luce in confronto a quella vita aspra e grigia.Il traffico sulla autostrada era particolarmente congestionato, come tutti i giorni d'altronde. Lunghe file di automobili e camion si inseguivano senza muoversi di un solo metro. E così via lungo tutta la vallata. Nonostante fosse presto per Yoshiro, per lo zio era tardissimo. Doverlo andare a prendere a casa, ogni giorno, e questo lo costringeva a prendere quella autostrada trafficata proprio nell'ora di punta. Fino a quando Yoshiro non avesse avuto un mezzo autonomo per andare a lavoro, era una specie di tassa al dio delle strade che doveva essere pagata quotidianamente. Sia zio che nipote era innervositi da quella lunga attesa infruttuosa.Yoshiro disegnò degli animali immaginari con le gocce della condensa sul finestrino. Si sentiva intrappolato.L'apice del viaggio giunse improvvisamente. Improvvisamente, come tutte le altre volte. Non usciva mai due volte dalla stessa strada. Era l'unico vero momento in cui lo zio si concedeva un sorriso abbozzato. La fuga dalla autostrada.- E' tempo per la scorciatoia segreta Yoshi, tienti stretto! - disse lo zio con il suo usuale tono misterioso.La scorciatoia segreta non era nient'altro che una piccola stradina parallela che passava su un vecchio ponte. Passando attraverso i campi e i boschi della vallata si poteva tagliare un larghissima parte di strada, evitando la coda e il traffico. Il segreto in realtà era tutto nel sapere dove tagliare e arrivare a quel ponticello logoro e antico.- Sì.. zio... - rispose senza convinzione Yoshiro. Ogni giorno quella scena. Non aveva il coraggio di dirgli quanto fosse insignificante per lui quella specie di rito. Ormai era grande e quelle cose non gli interessavano più. Tutti, suo zio compreso pensavano ancora che fosse un bambino piccolo. Aveva quasi tredici anni ormai, ma nessuno pareva averlo capito.Il camioncino dolorante, agonizzò rumorosamente lungo tutta la stradicciola sterrata. Ogni volta pareva dovesse cedere da un momento all'altro, ma lo zio aveva molta fiducia in lui. Come un fedele compagno lo aveva portato lungo il percorso dal oceano al mercato tutti i giorni per tutti quegli anni. Non condivideva la fiducia dello zio, ma suo malgrado doveva concordare sul fatto che non avevano mai dovuto fermarsi per riparare un guasto. L'agonia comunque era evidente.Fu proprio durante un grande sbadiglio, nascosto fra le mani dallo sguardo curioso dello zio, che notò qualcosa di strano in un bosco vicino. Erano quasi giunti al famigerato ponticello. Un campo di bambù costeggiava il fiume. Era molto fitto e si faticava a guardarci attraverso. Un non so che di misterioso. Ci era passato tante volte eppure ogni volta aveva fantasticato su chi o cosa potesse nascondersi là dentro.Uno scintillio metallico colpì subito la sua attenzione. Nonostante la luce fosse molto poca, il riflesso colpì subito i suoi occhi.Rapidi movimenti di spada seguiti da due ombre danzanti. Veloci e sicure.La prima era molto più grande dell'altra. Si muoveva cauta e guardinga. La sicurezza che emanava impressionò subito Yoshiro.Fendente dopo fendente arretrava, con sicurezza. Misurando i passi e i tempi di parata. Brevi mezzelune ad ogni colpo.La seconda ombra era molto più rapida. I suoi assalti erano basati più sulla quantità e sulla velocità. Nessun affondò veniva ripetuto due volte dallo stesso angolo. I riflessi metallici sulla sua lama parevano letteralmente impazziti tanta era la velocità di esecuzione.Yoshiro tentò più volte di mettere a fuoco la scena, ma non fu in grado di discernere i lineamenti e tratti dei due guerrieri. Anche le forme erano poco più di sagome indefinibili, fluide, quasi composte d'acqua.- Zio... zio fermati ti prego... - disse Yoshiro improvvisamente.Lo zio pensando ad una qualche emergenza urgente, inchiodò malamente il vecchio veicolo, che sbandando pericolosamente si fermò molti metri più avanti pericolosamente vicino al ciglio della strada.Yoshiro non si fermò nemmeno per udire le urla dello zio agitato ma balzò giù senza pensare.Corse col cuore in gola. A perdifiato verso il boschetto di bambù dove i due guerrieri ombra si affrontavano.La strada era molto accidentata ed irregolare, a causa delle violente ultime piogge. Buche, fango ovunque. Yoshiro era uno dei migliori corridori della sua classe e non si spaventò minimamente per percorso ad ostacoli. Sorridendo felice si lanciò in quella corsa impazzita. Quella mattinata era cominciata male ma era stata in assoluto la più bella di tutta l'estate. Non sapeva spiegarsene il motivo. Aveva solo voglia di correre e di toccare con mano quelle ombre. Non importa che fossero frutto della sua fantasia. Aveva bisogno di toccarle e sapere. Il sogno o l'illusione non accennava a scomparire avvicinandosi.Il combattimento continuava furioso, e Yoshiro faceva molta fatica per riuscire a seguirlo. Difficile prestare attenzione a dove metteva i piedi e allo stesso momento fissare i due guerrieri. Arrivò ad un fosso molto profondo. Due dossi di terrapieno smosso dalle recenti piogge, divisi da un piccolo baratro. Da entrambe le parti rovi e ostacoli difficili e lunghi da aggirare. Era un passaggio obbligato.Yoshiro rallentò per valutare il salto. Ma poi rendendosi conto di quanto fosse ampio, si fermò del tutto, scoraggiato. Valutò tutte le possibilità. Se si fosse voltato indietro presto lo zio lo avrebbe raggiunto e riportato forzatamente al camioncino. Non sarebbe più riuscito a scoprire nulla dei due misteriosi combattenti. Se fosse semplice sogno ad occhi aperti oppure no. Sarebbe stato punito e sgridato. Alle sue spalle c'era un mondo duro e prevedibile, una dura estate di lavoro. Davanti a lui, un piccolo grande sogno. Con il cuore in gola e un sorriso larghissimo, si apprestò al salto. La paura era scomparsa. Guardò il baratro per bene.I due guerrieri si fermarono quasi all'unisono e si girarono verso di lui fissandolo, a lungo.Il salto era notevole. E se Yoshiro era un ottimo saltatore, le sue gambe erano comunque un po' corte. Non per la sua età certo, ma corte. Un piccolo brivido di paura, consapevole questa volta, lo sfiorò. I battiti del cuore a mille e i polmoni colmi di aria per la recente corsa.Non voleva tornare indietro. Per qualche ragione quel salto, proprio davanti agli occhi attenti dei due guerrieri ombra significava molto per lui. Una luce. Una speranza. Una fuga. Il riscatto da una vita grigia e monotona. Non mise da parte la sua paura ma, anzi, la sfruttò come impulso per eseguire il balzo.Arretrò con decisione di qualche passo. Chiuse gli occhi. E lasciò che le gambe corressero al posto suo. Una esplosione di follia e fede. Non avrebbe rinunciato alla sua vita. Non sarebbe diventato come lo zio. Ora ne era sicuro.Il volo finì troppo presto. La forza con cui aveva saltato era stata sufficiente a fargli sorpassare il baratro, ma non a farlo atterrare sulla terrapieno dall'altra parte. Il mondo vorticò violentemente attorno a lui. E il piccolo guerriero cadeva nella buca di fango.Buio.Luci danzanti e piccole sfere evanescenti come fuochi fatui gli danzarono davanti.A poco a poco i suoi occhi recuperarono la visione. Un sapore acre di fango in bocca, misto a quello metallico del sangue.Il becco verde con strane striature blu di uno stranissimo uccello era a pochi centimetri dal suo viso. L'odore era molto familiare. Pesce, proprio come lo zio pensò. Guardandolo meglio scoprì che non era un semplice uccello. Conosceva bene quel tipo di creatura. Gliene aveva parlato il nonno molti anni, quando era molto piccolo. Adorava quelle storie.Era uno spirito d'acqua, un Kappa. Il nonno gliene aveva parlato quando era molto piccolo. Le leggende del suo villaggio natale ne erano piene ma lui fino a quel momento non ci aveva mai creduto.Riconobbe le lame sottili. Non solo aveva finalmente scoperto una delle creature del bosco di bambù, ma anche uno dei due contendenti.Incuriosito e per niente allarmato da Yoshiro, il Kappa schioccò più volte con il becco. Quello che Yoshiro interpretò come una risata o qualcosa di simile. Il becco era affilato e ricurvo.La schiena di Yoshiro era dolorante. Fitte acute dalle spalle sino alle gambe. La caduta doveva essere stata peggiore del previsto. Sua madre lo avrebbe sgridato e punito per la sua bravata. Ma non se pentiva.Una seconda ombra si avvicinò a lui. Si rese conto di essere sdraiato sul fondo della fossa, sulla schiena. Lo zainetto a pochi passi.Due corna molto grandi identificarono il secondo guerriero. Imponente e baldanzoso. La carnagione era molto scura e la muscolatura possente e il suo passo baldanzoso. Gli occhi erano due piccoli tizzoni ardenti di un rosso acceso. Le lunghe zanne tolsero ogni dubbio.Un Oni. Uno spirito demoniaco.Il Kappa, molto preoccupato, arretrò di qualche passo. Per qualche oscura ragione, la sfida sembrava essere passata in secondo piano. Entrambi i contendenti stavano interessandosi soltanto a lui. Ma le occhiatacce minacciose non erano certo scomparse.L'Oni dalla pelle scura si avvicinò a passo deciso verso Yoshiro. Dal modo di incedere pareva una montagna. Yoshiro nonostante fosse preoccupato, si lasciò scappare un piccolo sorriso amichevole. Quel modo imperioso di camminare gli ricordava il preside della sua scuola. Al di là della apparenza severa era una persona simpatica e divertente. Provò simpatia per lui, inspiegabile quanto sincera.- Yoshiro! Yoshiro ! - la voce dello zio in lontananza. La realtà sarebbe tornata fin troppo presto con tutte le sue brutture. In pochi minuti lo avrebbe raggiunto. E il sogno sarebbe finito.Avrebbe voluto dire qualcosa alle strane creature. Ma fu l'Oni a parlare per primo.- Cucciolo di uomo, tu riesci a vederci? - disse imperioso l'Oni nero. Una punta di curiosa ammirazione nella sua voce tonante.- S-sì posso vedervi. Vi ho notati passando dalla strada... ma, non c'è tempo, sta arrivando mio zio, dovete scappare altrimenti vi vedrà! - rispose preoccupato Yoshiro.I due spiriti si scambiarono un breve sguardo significativo. Fu subito chiaro che a loro non servivano le parole per comunicare. I loro sguardi intensi mutarono. Si scambiarono un cenno di assenso. Il Kappa fece un profondo inchino all'Oni, che ripose con un cenno del capo appena accennato. Subito dopo, entrambi riposero le armi. Il Kappa con un agile movimento, balzò su una grande roccia e scomparve, ma non prima di aver fissato in maniera curiosa Yoshiro. La sfida era stata rimandata.L'Oni assicurò la sua grande sciabola alla cintola e si girò ancora una volta verso di lui.- Sei speciale, cucciolo d'uomo e coraggioso. E se non perderai questo coraggio, in futuro sarai in grado di tornare qui. Non mi è concesso dirti altro per ora. Devi dimostrare di essere all'altezza. Ricordatelo! - con un cenno di rispetto l'Oni sprofondò nel suolo, davanti agli occhi increduli di Yoshiro.Lo zio gli venne incontro con gli occhi lucidi, preoccupatissimo. Lo afferrò e lo baciò molte volte sul viso, ringraziando gli dei per aver risparmiato il nipotino. Yoshiro si stupì molto dell'affetto e degli abbracci, e senza indugiare o porsi troppe domande li accetto di buon grado. Tuffò il viso fra le braccia dello zio, dimenticando l'odore di pesce e tutto il resto. Ma non pianse troppo, ricordando le parole dell'Oni. Coraggioso, sarebbe stato coraggioso. Ma quelle braccia tanto affettuose gli riempirono il cuore di gioia. La solitudine scomparì come neve al sole fra le sue braccia. Lo strinse forte, tanto forte quasi da non riuscire più a respirare. Felice.Il piccolo incidente gli causò una ingessatura al braccio nuova di zecca, qualche sgridata e qualche giorno di punizione. Ma da quel giorno non ci furono più giornate fredde, e ogni mattina si svegliava pieno di energia e con la voglia di conquistare il mondo. Radioso e con uno scopo vero da perseguire giorno dopo giorno.Anche lo zio sembrò cambiare. O fu Yoshiro a cambiare il suo modo di vederlo e capirlo. Si rese quanto poco avesse osservato il vecchio pescatore. Era molto più solare di quanto non gli fosse sembrato prima. La tristezza era soltanto una facciata, una maschera, ed quel suo gioviale e rumoroso umorismo non era tanto antipatico dopo tutto. Ma gli era rimasto un dubbio. Quanto il vecchio zio sapeva effettivamente del bosco e dei suoi abitanti? Perché non gli aveva fatto alcuna domanda? Cosa sapeva in realtà? Quel suo sorriso, ogni volta che passavano lì, aveva assunto agli occhi di Yoshiro un significato completamente diverso. Era nata una complicità nascosta tra zio e nipote. Un segreto solo per loro, che nessun altro poteva conoscere.Lo zio invitò Yoshiro a stare a casa almeno per una quindicina di giorni a riposo come gli aveva prescritto il medico, ma lui volle ugualmente aiutare l'anziano pescatore nel suo lavoro.Coraggioso.Lo avrebbe dimostrato ogni giorno, fino a meritarsi il diritto di incontrare ancora una volta quelle creature fantastiche. Non aveva più sbuffato o sbadigliato quando lo zio prendeva la scorciatoia segreta per tagliare attraverso la vallata, sfuggendo alla tristezza dell'autostrada. Anzi, ogni giorno aguzzava la vista per vedere qualcosa di magnifico nel bosco di bambù vicino al vecchio ponte.Alla fine dell'estate, dopo aver finito il periodo di lavoro con lo zio al mercato, Yoshiro prese la decisione di riprendere con la scuola.Coraggioso.Non avrebbe più abbandonato nessuna battaglia. In quella lunga estate faticosa, aveva scoperto quanto preferisse faticare sui libri piuttosto che sudare sui banchi di pesce. Ma l'esperienza gli era rimasta dentro arricchendolo. Si sentiva ancora più vivo. La sconfitta e il senso di tristezza della sua passata bocciatura era in qualche modo alle spalle. Lo guardava di tanto in tanto minaccioso e gli ricordava quanto valesse la pena combattere anche contro le proprie paure.Coraggioso.La sua battaglia con la vita era appena cominciata. Ma adesso la affrontava con un sorriso e un sogno in più.Non sapeva se una volta giunto il momento sarebbe effettivamente stato giudicato degno di incontrarli ancora. Ma ce l'avrebbe messa tutta. E presto, prima o poi sarebbe tornato da loro e lo avrebbero finalmente accettato come guerriero adulto.Coraggioso.
Alessandro Sidoti
mercoledì 7 marzo 2007
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