mercoledì 14 marzo 2007

L’abitudine

Avete perso il rispetto l’uno per l’altro. Siete capaci soltanto di vomitarvi addosso tutto il rancore che avete accumulato nel corso degli anni.
Non c’è più dialogo tra di voi, solo brevi, scarne frasi, pronunciate per dovere, articolate per necessità, recitate come se foste degli automi, delle macchine prive di un’anima, prive di calore.
Eppure un tempo eravate felici, persi l’uno nell’altra. Osservarvi era un piacere, riempivate il cuore di gioia.

Ti ricordi quella mattina? Era un sabato di tarda primavera. Arrivasti tutta trafelata, come un uragano apristi la porta e irrompesti nella mia cucina. Stavo sgranando i fagioli, mi avevi chiesto di cucinarti la zuppa perché dovevi andare a fare una scampagnata con i tuoi amici l’indomani.
“Viene anche lui! Viene anche lui!” mi annunciasti con il cuore in gola.

Ho seguito passo passo tutte le tappe del vostro amore. L’ho visto fare timidamente capolino da uno spiraglio di speranza; l’ho visto manifestarsi in tutto il suo vigore e la sua forza; l’ho visto irrompere nelle vostre vite senza curarsi di niente e di nessuno; l’ho visto maturare, crescere, diventare adulto; l’ho visto riprodursi; l’ho visto arrabbiarsi; l’ho visto stancarsi.
E anche quando orami non lo potevo più vedere con i miei occhi l’ho seguito con altri occhi, l’ho ascoltato con altre orecchie, l’ho percepito con altri sensi che non vi so spiegare.
Ed è a questo punto che l’ho visto spegnersi, sopraffatto dai vostri egoismi, dalle vostre incomprensioni, dal ghiaccio che aveva ricoperto i vostri cuori.
Avete permesso ad altre persone di entrare nella vostra vita, avete confidato loro le vostre aspirazioni, i vostri sogni, i vostri desideri, dimenticandovi della vostra complicità di un tempo. Avete lasciato che la routine prendesse il sopravvento, avete smesso di parlare, avete smesso di condividere, avete smesso di confidarvi.
Non ridete più insieme, non entrate più mano nella mano nella palestra della scuola per assistere alla recita dei vostri figli.
Ormai non perdete occasione per allontanarvi da casa, per fuggire dai contatti, dalle condivisioni.

E’ ancora primavera e tu sei qui davanti a me. Come ogni domenica anche oggi hai portato un piccolo bouquet di fiori freschi, questa volta è toccato alle fresie. Mi nutro del loro profumo per tutta la settimana, fino a quando so che mi porterai un profumo diverso. Non ho mai ricevuto fiori da te quando ero in vita, venivi solo a chiedere come fanno tutti i nipoti, come è giusto che sia.
Anche ora del resto vieni a chiedere, ti guardo e leggo in te un mare di domande e la speranza di ricevere una risposta.
Vuoi che legittimi la tua decisione dandoti il mio appoggio, senza capire che non devi cercare l’appoggio in me ma la forza e la determinazione dentro te stessa.
Hai accennato un sorriso con lo sguardo complice, ti sei illuminata. Hai capito, lo so che hai capito, hai realizzato che cosa devi fare. Hai trovato tutte le risposte dentro di te.
Del resto era tanto che avevi queste risposte, ma hai impiegato il tuo tempo per accorgerti che erano lì, che bastava solo diventarne consapevole.
Hai finalmente capito che occorre fermarsi qualche volta e cercare di vedersi da fuori, perdendo la soggettività.
E’ questo il trucco, uscire dal proprio corpo, dalla propria testa e restare lì fuori ad osservarsi.
Mi sfiori con le dita, con la gestualità di sempre. Sento il calore della tua mano, la leggerezza della tua carezza. Mi saluti sorridendo, ti osservo mentre ti allontani nel silenzioso vialetto, accompagnata solo dallo scricchiolio della ghiaia sotto i tuoi piedi.

Non state più insieme, avete preso due strade diverse, non senza dolore, non senza rimpianti.
Ho visto riaffiorare nei vostri volti il sorriso di un tempo, quella serenità di cui tanto avevano bisogno i vostri figli.
Avete parlato a lungo, vi siete finalmente capiti, avete finalmente messo da parte il rancore.
Leggo in voi la certezza che non ripeterete più lo stesso errore.

Un brivido mi attraversa. Era tanto tempo che non sentivo più il mio corpo.

Cristiana Belcari
Imput: Tarocchi

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