Un odore acre di terra umida. Creta, rossa, come il sangue. Fu questo che vide riaprendo gli occhi.I pensieri e i ricordi degli ultimi giorni riaffiorarono in lui tutto di un colpo.Si destò di soprassalto. Era mezzogiorno passato ed il sole era alto nel cielo. La testa gli doleva e le gambe erano mal ferme.L'aroma di mosto acidulo non abbandonava né la sua bocca né la sua gola. Tutto il vino del mondo non avrebbe potuto cancellare né rabbia e né tristezza che aveva in corpo. Nemmeno quello che stavano costruendo, riusciva più a distrarlo dal suo dolore, per quanto maestoso ed imponente fosse. Torreggiava su di lui, in tutta la sua altezza innaturale, deridendolo del suo Destino avverso e facendosi beffa dei suoi progetti oscuri. Ripensò a come tutto era iniziato.Proprio come tanti altri si era trasferito ai piedi della Grande Struttura, molto tempo fa. Erano accorsi da tutto il paese ed oltre ancora, dalle terre più lontane. Insieme a loro erano giunti stranieri, dalla pelle esotica e dai mille profumi speziati. Scolpiti nell'ebano delle loro foreste lontane. Tutti le genti accorrevano per partecipare o anche solo per ammirare la Grande Costruzione. Una fucina di civiltà e culture diverse tutte unite da un unico proposito. La giovane moglie ed il suo bambino lo avevano seguito a malincuore. Non condividevano assolutamente quel suo ardore per il Progetto. Lei, con il viso colmo di lacrime silenziose lo aveva ammonito più e più volte della sventura che si sarebbe potuta abbattere su tutti loro. Nessuno aveva il diritto di elevarsi al di sopra della Natura stessa o del Cielo. Ma lui bruciante di passione ed entusiasmo non l'aveva ascoltata e dopo aver liquidato ogni loro avere era partito, portandoli con se. Le sue doti di abile artigiano edile erano state subito notate ed apprezzate e da semplice operaio era stato promosso a capo squadra in poco tempo. Il suo particolare ingegno nella progettazione e realizzazione di mattoni e strutture complesse era divenuto famosi presso gli altri lavoratori ed i finanziatori. Ogni giorno, insieme a lui, un piccolo esercito di operai, giovani, artigiani volontari lo seguiva e lo aiutava in ogni lavoro. Era partito come umile artigiano di un piccolo villaggio ma ora grazie alla sua abnegazione e alla fama si avviava a diventare una piccola leggenda. Il suo nome sarebbe stato certamente associato all'Impresa. Ne era certo.La Struttura cresceva a vista d'occhio e lui era in grado di sentirne la vita palpitare dentro.Ogni singolo mattone, ogni muro, parlavano del suo di lui,del suo ingegno e della sua passione. Erano suoi e suoi soltanto. L'orgoglio lo aveva lasciato più di una volta senza parole in pura contemplazione. All'inizio era stata la fiamma della conoscenza ad alimentare la sua fatica e il suo instancabile impegno. Ma alla fine era il desiderio di immortalità a spingerlo avanti senza fermarsi un solo istante a guardare indietro.Giorno dopo giorno, a causa delle responsabilità aumentate, i turni di lavoro si erano fatti sempre più lunghi. La vita domestica era diventata un ricordo lontano. Dal suo punto di vista era un piccolo sacrificio accettabile, peraltro trascurabile. Non per la giovane moglie, che a poco a poco stava sfiorendo, senza un marito accanto costretta ad allevare da sola il giovane figlio.L'artigiano non avrebbe saputo dire come era cominciata. Dopo una torrida giornata di lavoro tornò a casa una sera notando l'inspiegabile assenza della moglie. Non era mai successo prima di quella volta e si preoccupò per la sua incolumità, la periferia della grande città che ospitava il Progetto era piena di insidie. La cercò ovunque. Pensò di chiedere informazioni ai suoi colleghi di lavoro. Prese una scorciatoia per abbreviare il percorso fino al quartiere degli stranieri dalla pelle color della notte. La trovò lì, in un bosco non troppo distante dalla strada principale. Sentì un profumo che imparò presto ad odiare. Fruttato e speziato, proprio come lui. Uniti ed ebbri di gioia. Impazzì di gelosia. Ma invece di avventarsi sui due amanti, represse le proprie emozioni scappando dalla scena.Tornò a casa e senza versare una singola lacrima aspettò. Non disse nulla dell'accaduto alla moglie, leggendole negli occhi una felicità radiosa e mal celata. Dentro di lui, germogliò il seme dell'odio e della vendetta. Tutti i suoi propositi di ricercare Conoscenza e la Fama scomparirono sostituiti una gelosia insaziabile e violenta. Tentò più volte di fugare i pensieri violenti con il lavoro, ma senza risultato. Si fece assorbire ancora di più dal Grande Progetto, diventando una sorta di fantasma. Prese a bere vino, il più forte che si trovava in zona. Ma la ferita invece di sanarsi si allargò fino ad inghiottirlo completamente. L'odio ed il bisogno sanguigno di vendicarsi del giovane straniero era ormai diventato irresistibile. Doveva punirlo e lavare l'onta nel sangue. Meticolosamente alternando stati di lucidità rabbiosa ed incubi ad occhi aperti, aveva pianificato l'omicidio. Lo straniero avrebbe dovuto pagare per avergli sottratto la sua famiglia ed il suo onore. Lo avrebbe strappato alla moglie. Lo avrebbe ucciso con le sue mani. Meticolosamente aveva progettato ogni singolo passo. Fra la veglia e lo stordimento il piano pareva ai suoi occhi semplicemente perfetto. Conosceva la Grande Struttura alla perfezione. Non solo avrebbe fatto in modo che nessuno li disturbasse, ma avrebbe anche passare la sua morte come un incidente. Una caduta da grande altezza. Uno dei tanti sventurati precipitato di sotto. Non si contavano più gli incidenti del genere.Immerse il viso in un otre di acqua sporca per svegliarsi del tutto. Barcollando, si sforzò fino alla base della Grande Costruzione.Tentò di sembrare normale, per quanto fosse possibile. Salutando chi incontrava con aria amichevole. Giunse dallo straniero. In un moto di disgusto lo squadrò di nascosto da dietro un angolo. Si nutrì della sua gelosia e della sua ira, fino a fugare ogni paura e arrivare fino a fondo. Lo avvicinò con educazione e gentilezza, ostentate. Faticò non poco a separarlo da un interlocutore, forse un parente od un amico. L'altro infastidito si allontanò lasciandogli il campo libero. Con una scusa qualsiasi prese sotto braccio il giovane e si avviò sulla scalinata principale che dava all'ultimo piano costruito della Grande Struttura.Lo straniero conquistato genuinamente dalla cortesia del artigiano lo seguì senza sospettare nulla. La vista dell'ultimo livello della costruzione lasciava tutti ad occhi aperti. Soltanto ai supervisori più importanti era consentito l'accesso a quei piani. I lavori erano appena iniziati e le strutture erano provvisorie e traballanti. Lo straniero, agile e scattante, si arrampicò molto agilmente sul pinnacolo più alto per osservare di sotto, la meraviglia dell'intera valle illuminata dal sole. L'artigiano, faticando, lo raggiunse. Si era preparato un discorso, una sorta di sentenza ma l'impulso fu troppo forte. In un impeto di furore, urlando con tutta la rabbia che aveva in corpo si scagliò contro il giovane forestiero. Per poco non seguì lo stesso fato, volando di sotto insieme alla vittima. Con fatica si afferrò al ciglio del ponteggio, riuscendo a godersi la lunga caduta del malcapitato. Un senso di colpa e di sconforto lo colse quasi da subito. La gelosia era ormai sparita sostituita dalla paura di essere scoperto e da imprevedibili rimorsi di coscienza.Si sdraiò su un fianco. I nervi si spezzarono e scoppiò a piangere. Il panico alla fine lo aveva raggiunto. Si sfogò per qualche istante, lasciando che lo stress e la rabbia uscissero da lui. Tentò di calmarsi e di darsi un contegno. Ricordò il piano che aveva attentamente progettato. Con tutto il fiato che aveva in corpo chiamò i soccorsi. Soltanto troppo tardi notò che qualcuno lo aveva spiato fin dall'inizio. L'amico del forestiero era a poche decine di metri da lui, nascosto , con lo sguardo esterrefatto e inorridito. Non ci volle molto all'artigiano a capire che aveva assistito all'intera scena. Il suo odio lo aveva accecato e fatto scoprire. Per un istante pensò di bloccare il testimone, ma il percorso era accidentato, pieno di passerelle e ponti sospesi. Corrergli dietro era ormai del tutto inutile. Una sensazione di gelo si fece strada dentro il petto dell'artigiano. La sua colpa sarebbe stata presto di dominio pubblico.Lo aspettava un destino tanto cupo e brutale quanto quello inflitto alla sua vittima. Non sarebbe sopravvissuto a lui.Per un attimo valutò la possibilità di lanciarsi sotto, giù nel vuoto. La vista da quella postazione rialzata era qualcosa di unico e splendido. Gli tornò alla mente le ragioni per cui era giunto lì, alla Grande Struttura. La sete di Conoscenza. Il bisogno di avere Risposte. La Fama. Si sentì straziato, tradito dalle proprie scelte. Privato di tutto quello a cui aveva sempre tenuto. Sì sentì meschino per il suo egoismo e la sua barbara ferocia. L'assassinio e la rovina della sua stessa famiglia. Crollò sulle ginocchia, disperato. No, non aveva il coraggio di togliersi la vita. Ma non avrebbe fatto aspettare il suo Destino. A fatica, scese le ripide scale fino al cantiere. La testa china e pronto, per quanto fosse possibile, al giudizio e forse alla lapidazione. Non sarebbe arrivato vivo ai giudici lo sapeva benissimo.Come un boia davanti al condannato, alla termine della scalinata, lo aspettava il suo accusatore. Lo sguardo mostrava ira e dolore indelebilmente uniti. Non c'era la minima traccia di perdono o comprensione. Attorno a lui si era radunata una piccola folla di curiosi. Dai loro sguardi era facile intuire che nulla era stato ancora rivelato loro. Riconobbe parte dei suoi vecchi seguaci e amici. Persone che lo avevano lodato e osannato per la sua opera. Quale delusione sarebbe stata per loro. Il senso di colpa sposato alla vergogna crebbero dentro di lui.Nessuna parola riuscì ad uscire dalle sue labbra.Il testimone puntò un dito e guardando tutti cominciò ad accusarlo con un tono rabbioso e allo stesso tempo colmo di tristezza. Ma le parole che uscirono dalle sue labbra risuonarono incomprensibili. L'artigiano pensò che si trattasse di uno scherzo dettato della propria mente devastata. Vacillò qualche istante nella pura follia. Ma si costrinse a guardare ancora, senza sprofondare del tutto. Con stupore notò che nessuno del piccolo assembramento aveva in realtà compreso le sue parole. Anzi a loro volta stavano tutti urlando e gesticolando forsennatamente in vano. Le voci divennero un unico fiume in tempesta. Archi discordanti e suoni sconosciuti senza alcun significato. Il panico e la pazzia scoppiarono improvvisamente. In breve tempo, tutti nella Grande Torre si rivoltarono gli uni contro gli altri come impazziti.Tramortito, l'artigiano riuscì a fatica a sgusciare in mezzo a quella pazzia generale. Raggiunse la piccola casetta in riva al fiume.Aprì la porta, ferito ed esausto. La sola vista della moglie gli riportò alla mente i suoi sentimenti per lei, il suo delitto, la sua colpa e la vanagloria che l'aveva causati e per un solo istante tutta la follia che gli rombava attorno scomparve. Pianse, lacrime amare, talmente tanto calde da sciogliere il gelo nel suo petto. Abbracciò la moglie. Ma quando tentò di spiegarle quello che era successo scoprì che nemmeno lei era in grado di capirlo. Le sue parole risuonavano straniere ed incomprensibili anche a lui. La moglie prima stupita e poi terrorizzata lo guardò urlando in una lingua misteriosa. Avrebbe voluto chiederle scusa per tutto quello che era successo. Per averla fatta venire in quel luogo. Per averla abbandonata tanto a lungo da cercare rifugio tra le braccia di altro uomo. Per aver ucciso il suo amante. E per non aver avuto il coraggio di porre fine alla sua misera vita. Ma la sua colpa rimaneva intrappolata dentro la sua bocca prigioniera di un suono che non era suo. Fuori la rivolta era dilagata per le strade della città. Incedi e caos ovunque. La moglie disperata si gettò per strada, perdendosi irrimediabilmente nel fiume umano, inghiottita nelle fauci del mostro.La punizione di Dio, alla fine, era giunta su di loro e ancora più duramente su di lui.
Alessandro Sidoti
mercoledì 7 marzo 2007
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