mercoledì 7 marzo 2007

Dall’Inferno

Non ti farò male, Mary, I tuoi piccoli occhi chiari avranno appena il tempo di vedere la paura, prima di chiudersi; o di restare aperti, sbarrati, persi nell’infinito di questa squallida stanza dai vetri rotti.
Il mio coltello è ben affilato e penetra con facilità la tua giovane carne.
Perché non mi hanno creduto?
Pensavano che volessi prendermi gioco di loro. Pensavano che mi stessi solo vantando.
Adesso non puoi più sentirmi, Mary. Non potresti sentirmi nemmeno se parlassi ad alta voce.
Non hai più nulla da temere ora, Mary. Il tuo cuore adesso è libero e nessuno potrà più farti del male.
L’ho fatto solo per te, ma dopo, come tutte le altre volte, non sono sicuro di aver fatto la cosa giusta.
Ma loro non mi hanno creduto; non mi hanno fermato.

Non stavo scherzando, caro vecchio Capo, quando ti ho dato l’indizio, sentirai domani del lavoro.

Non ce la facevo più, Mary, a vedere la tua bellezza passare da un uomo all’altro, come merce al mercato, come una sigaretta fumata in compagnia, come le monete che ripagavano il tuo amore.
Credo di sapere quello che vorresti dirmi: che in fondo era l’unica maniera per sopravvivere; che in fondo alcuni giorni riuscivi anche ad essere felice.
Infatti non sono sicuro di aver fatto la cosa giusta, ma non è colpa mia. Sono loro che non hanno capito.
Ho riso quando si atteggiavano a così intelligenti e quando parlavano di essere sulla pista giusta. Incombo sulle puttane e non mi smetterò mai di squartarle fino a quando non verrò beccato. L’ultima volta è stato un lavoro sublime. Non ho dato alla signora il tempo di urlare.

Mia madre invece urlava spesso.
Perché non mi hanno fermato?
Però non posso biasimarli. Mia madre urlava spesso, ma anch’io non riuscivo a fermare mio padre. Come avrei potuto fermare quelle mani più grandi della mia schiena.
Anch’io Mary a volte ero felice, ma poi mio padre rientrava, sempre più ubriaco e sempre più solo. Cosa avrei potuto fare se non tapparmi le orecchie, con tutta la forza che avevo, per sentire il più lontano possibile la voce di mia madre che gridava “basta”.
Ma ad ogni basta seguiva un pugno e ad ogni pugno un grido e ad ogni grido una goccia di sangue che come la pioggia d’Autunno atterrava silenziosa, nel frastuono della bufera.
Ed io, nascosto nell’angolo più scuro, aspettavo, pregando che quella pioggia finisse presto.
Ma a volte pioveva così a lungo che quando potevo togliermi le mani dalle orecchie i lobi mi facevano male per tutta la notte.

Quanto volte ho pregato, Mary. E finalmente un giorno mio padre morì. Non so di cosa sia morto e non mi interessa saperlo.
Come vedi a volte le preghiere funzionano.
Anche tu, chissà quanto avrai pregato Dio perché ti liberasse da questa vita.
Come vedi, a volte le preghiere funzionano. Dio ha mandato me a liberarti.
Adesso dovrò portare via un po’ della tua bellezza, Mary, in modo che in Paradiso nessuno ne sia tentato. Anche con le altre ho fatto così.
Le tue labbra. Bisogna portare via un po’ delle tue labbra, perché potrebbe essere forte la voglia di baciarle. Inciderò quanto basta per allontanare il desiderio. Ecco, così, ancora un poco.....Maledizione, Mary, PERCHE’ CONTINUI AD ESSERE COSI’ BELLA? SONO COSTRETTO A COLPIRTI ANCORA, PIU’ FORTE , SULLE GOTE, SEMBRA TUTTO UN SOLO GRANDE TAGLIO........il naso è quasi staccato, lo metterò sul lenzuolo, accanto alle orecchie. Poi le tue braccia, così delicate. Le cosce, bianche come madreperla; quante mani le avranno accarezzate. Vedrai che nessuno vorrà più farlo, dopo che il mio coltello le avrà purificate.
Ti sto liberando, Mary. E’ il segno del destino. O almeno credo che lo sia.
Ho provato ad avvertirli, ma non mi hanno creduto. Questo vuol dire che se Dio non li ha guidati da me, sto facendo la cosa giusta.
Allora perché sono così dubbioso, Mary? Perché niente è veramente ciò che sembra.

Pensavo che con la morte di mio padre tutto fosse finito, e invece sono passato da un inferno all’altro. Anche mia madre diceva come te: “in fondo è l’unica maniera per sopravvivere”.
Tutte le sere entravano in casa sconosciuti e si comportavano come se fossero a casa loro. Non era ancora finito il tempo di tapparsi le orecchie. Per quanto cercassi di non pensare, dalla mia camera sentivo il rumore del letto traballante e i sospiri simili a rantoli di maiale. “Coraggio amore, facciamone un’altra”; “Stasera sei più fredda del solito, datti da fare o non vedrai un penny”; “Forza troia, prendimelo in bocca, lo sai che vengo da te solo per questo”.
I rantoli più forti precedevano il silenzio. Poi la porta si chiudeva e mia madre passava a darmi la buonanotte, dicendomi che anche per il giorno dopo avremmo mangiato.
Pregavo Dio perché tutto questo finisse, Mary. E lo Spirito Santo arrivò, ma invece che vestito da colomba, giunse vestito da sifilide e si portò via mia madre devastandole la mente. Come se non avesse già sopportato abbastanza.

Ma a te questo non accadrà, Mary. Ora inciderò i tuoi seni, fino a staccarli dal tuo corpo.
Farò lo stesso con il tuo pube; vedrai che non sarà più violato. Ecco, basta toglierlo, ma non lo porterò via come ho fatto con le altre. Lo appoggerò accanto a te, sopra il cuscino.
Eri la più bella, Mary. Voglio che tu venga via con me. Mi porterò via il tuo cuore, mi basterà per sentirti vicina.
Adesso sei libera, Mary.
Ma la tua libertà non mi dà soddisfazione come la prima volta, con Mary Ann. Oppure come con Annie, con Elizabeth o con Catherine. E’ stato un lento scivolare nel dubbio della mia missione.
Sono stanco, e nessuno mi ha capito, anche se non mi dà fastidio quell’assurdo nome che mi hanno dato.

Non stavo scherzando, caro vecchio Capo, quando ti ho dato l’indizio, sentirai domani del lavoro.
Ma sarà l’ultima volta, perché stanotte, Jack lo Squartatore libererà se stesso.

Pierluigi Rossi
Input: Ispirato a un personaggio famoso

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