mercoledì 7 marzo 2007

"Fuga per l'orizzonte"

Sono stufo. Stufo della mia vita e del mio lavoro. Stufo delle mie amicizie. Devo proprio dirlo: non ne posso più.Il mio datore di lavoro è a dir poco un despota. Molti non osano nemmeno pensarlo, figurarsi dirlo. Io sospetto che, sotto sotto, sia un vero sadico. Come tratta tutti, specialmente le signore. Il nostro ambiente di lavoro, definirlo ghetto è un semplice eufemismo. Il solo pensiero mi riempie di rabbia e furia. Anche sessualmente la mia vita è stressante, ripetitiva e noiosa. Odio gli incontri combinati. Quegli sguardi falsi, di cortesia forzata. Senza reali interessi comuni. Senza quella fiamma che appassiona l'anima. Sembra quasi di farlo per dovere o per lavoro, meccanicamente. No, signori miei, non ho alcun problema di prestazioni. Vorrei qualcosa di vero, sincero e appassionato.Ho bisogno di cambiare aria, letteralmente. Il mondo mi sta stretto. Non parlo per voi, parlo per me. Se a voi sta bene così, tanto meglio. Vedete, questa aria mefitica e sporca mi soffoca, mi avvelena. Non arriva ossigeno alle narici. Mi sento addosso tutto questo metallo, questa plastica. Ma voi, come fate a viverci? Come riuscite a dimenticarvi di tutto quello che abbiamo perso?Invece di andare a lavoro come al mio solito, qualcosa esplode dentro in me. Non ascolto la voce interna che vuole al mio posto, mansueto e passivo, come un agnellino. No, oggi è una giornata speciale. Me lo sento dentro le ossa e dentro al cuore. Per qualche secondo fisso la soglia del non ritorno. Pochi passi ancora è la mia giornata diverrà una prigione grigia e triste. Inutile mentire, lo sento: se non scappo oggi, sarò intrappolato per sempre.Non ho mai sopportato la mia divisa da lavoro. Elegante e funzionale sì, ma per dirla tutta niente di più che brutali ed efficienti catene. Le spezzo e le calpesto. Esulto con quanto fiato ho nei polmoni. Mi sento nudo, ma finalmente libero. Non mi importa dell'etichetta e del pudore. No, oggi mi importa soltanto di me e del mio bisogno irrefrenabile di libertà. Niente si frapporrà fra me ed il mio sogno. Sogno un orizzonte verde, un orizzonte libero.Cerco una via di fuga. Ma non uso gli occhi, uso l'istinto. Il labirinto mostruoso in cui stato imprigionato per tutti questi anni di vita passiva non sarà certo sconfitto usando la logica, ma con il cuore. Ed oggi, di cuore io ne ho davvero tanto.Il parco macchine è vicino, potrei anche provare a rubare un mezzo. Poi ci penso su. Non sono adatto a queste cose. E comunque non sono un semplice ladro. La mia fuga verso la libertà per quanto folle non deve cambiarmi dentro. Non mi sporcherò in questo modo. Corro. Riscopro il piacere naturale della corsa. Sentire i miei arti flettersi e scattare fino allo spasimo, mi riempie di energia. Ricomincio a sentirmi vivo.Odio queste strade asfaltate. Una volta i nostri antenati non dovevano insozzarsi camminando su del bitume puzzolente. Non ho molta scelta. La campagna è troppo distante. Percorrerò queste strade nauseabonde, e non mi fermerò fino a quando non sarò arrivato.Entro nel vortice impazzito del traffico cittadino. Rimpiango per qualche istante di non aver preso un mezzo di trasporto. Metallo arroventato dal sole. Automobili mi sfrecciano vicino. Non posso nasconderlo, un po' le invidio. Questi mostri metallici sono vigorosi e potenti. Mi rendo conto quanto i miei arti privi di allenamento non possano competere né in velocità, né in forza. Ma loro non hanno quello che ho io: questa furia ed un cuore tanto grande da contenerla tutta. Maledetta la tecnologia ed i suoi figli bastardi. Ci hanno reso schiavi e hanno ridotto questa bella terra una sorta di fucina infernale.I palazzi sono troppo alti. Perdo la linea di vista con l'orizzonte, con il mio verde. Non riesco più a percepirne il profumo, sommerso dai gas di scarico e dall'inquinamento delle polveri pesanti. Devo arrivare in alto. Devo sapere quale direzione prendere. Per un istante la mia furia è frenata dal panico. Poi noto un grande recinto. Come tutte le torri che mi circondano è a più piani. Una immensa stalla, dove riposano i mostri di ferro e plastica. Imbocco l'ingresso. Sento delle sirene dietro di me. La mia corsa selvaggia non è passata inosservata. Speravo tanto di riuscire ad arrivare al prato selvaggio più vicino. Mi ingannavo. La disperazione non la lascio entrare. Voglio almeno poterlo vedere, il mio sogno. La sete di libertà dentro di me deve essere soddisfatta almeno con i miei occhi.I piani della stalla mostruosa sono molti e la salita, innaturale e tortuosa. Mi chiedo chi abbia potuto anche solo progettare qualcosa di tanto scomodo. Dicono sempre che la tecnologia è al servizio del progresso. Mi chiedo quale sia, qui, il progresso di cui vanno tanto fieri. Salgo fino a sentire i polmoni esplodere. Sono braccato. Per qualche istante li guardo: tutti vestiti uguale. Divise scure e dei volti ancora più scuri. Sono armati, pericolosi. Un ultimo piano. Sento l'aria che diventa più pura. Mi voglio almeno illudere che sia così. Devo farcela. La salita nasconde una brutta sorpresa. Quattro di loro mi si parano davanti. Sono circondato. Posso intuire quasi il verde oltre il parapetto alle loro spalle: il mio orizzonte di libertà. Chino la testa. Sento urla di vittoria e di provocazione. Le forze mi abbandonano. I polmoni sono esausti. Non passa molto tempo che si avvicinano per afferrarmi. Verrò arrestato e non mi verrà fatto alcun male, se non oso resistere. Alzano le mani in segno di pace, ma noto armi dietro le loro spalle mal celate. Aspetto. Passivo. Io non voglio osare o almeno glielo faccio credere.E proprio quando il loro odore sprezzante di esaltazione e trionfo si fa più forte: oso. Carico a testa bassa. A fatica ne centro uno, travolgendolo. Riesco a passare. Le urla, dietro a me, diventano insopportabili. Ormai è tardi. Un panorama verde, una lunga linea sottile delizia i miei occhi. Sento le lacrime arrivare ed un calore bruciarmi nel petto. Quello che ho fatto, non l'ho fatto in vano. Sono felice. La mia casa ancestrale esiste ancora. Non mi importa nemmeno quando sento degli scoppi alle mie spalle. L'orizzonte è soltanto mio.Notizie in linea diretta "CBS News":1, NOV, 2006. Un toro fuggito è stato abbattuto a colpi di arma da fuoco da ufficiali di polizia, dopo aver caricato un agente di polizia su una strada pubblica nei pressi di Dartmoor, nel Devon, Regno Unito (U.K.). Incapaci di sedarlo dopo due ore di lotta, i cecchini hanno abbattuto l'animale impazzito. Al momento non è ancora chiara la provenienza del toro.

Alessandro Sidoti

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