C’è un solo viaggio che ho fatto. L’ho fatto per incontrare gente.
Ho preso il mio volo in una giornata adatta, in uno di quei giorni di passaggio in cui si potrebbe riconoscere ogni stagione, o nessuna.
Uno di quei giorni in cui le nubi si rincorrono, si raggruppano e poi si separano, come fanno gli storni, senza logica apparente.
Uno di quei giorni in cui anche i calendari hanno perso le pagine.
Ho preso il mio volo, e dall’alto delle nuvole ho immaginato le distese di alberi, i fiumi azzurri e la gente felice.
Ho immaginato bambini che correvano e saltavano, ma solo di gioia.
Ho immaginato questa lacrima di terra rivoltata, ma solo dagli aratri.
E guardando verso il cielo mi sono sentito vicino a Dio, al Dio vero, non al dio-pretesto. Al Dio vero che forse non c’è e per il quale non si può uccidere in suo nome.
Ma questo importava poco nel mio viaggio. Io ho fatto un viaggio solo per incontrare gente. Ma come non vedere il filo spinato, gli uomini e i carri armati; come non vedere i bambini che saltavano, ma non di gioia; come non vedere questa lacrima di terra rivoltata da decenni di follia. Gli ospedali affollati, gli arti abbandonati per la strada o sotto i ferri. I passi grotteschi e incerti delle protesi.
E’ vero che questo importava poco nel mio viaggio, ma dall’alto delle nuvole non ho potuto fare a meno di vedere Dio, quello vero. Quello che regola i destini. Quello che sgorga dai pozzi e si compra in barili. Quello che passa di mano in mano attraverso le banche. Quello che compra la vita e la morte.
Io ne so poco della vita. Ho fatto solo un viaggio, per incontrare gente. E quella gente io l’ho incontrata. Li vedevo dall’alto, prima di atterrare, ognuno occupato a comprare qualcosa per sé o per qualcuno.
Era un giorno adatto, uno di quei giorni di passaggio.
Li ho incontrati sulla piazza di un mercato. Si erano radunati come storni su un ciliegio.
Qualcuno non si dimenticherà mai di quell’incontro. Qualcuno non se ne è mai accorto.
Ho provato a gridare che stavo arrivando, con un urlo tagliente di sirena, una voce di speranza disperata.
Erano tutti lì, come storni su un ciliegio, e io li ho separati. Ma non erano storni, erano donne e uomini, erano bambini e vecchi. Erano brave persone o ladri, erano antipatici, tristi, soli oppure felici o comunque fossero erano vita.
Avrei voluto fermarmi, deviare, oppure rialzarmi verso il cielo e lasciarmi cadere di notte, in una scia luminosa, come una stella cadente, e chi mi avesse visto avrebbe pensato: “Desidero che domani questa guerra non ci sia più”.
Ma un attimo prima di esplodere mi sono reso conto di quanto fossi inerme.Erano tutti lì, come storni su un ciliegio ed io li ho separati; ma non erano storni, loro non si riuniranno più.
Pierluigi Rossi
Input: Punto di vista alternativo
mercoledì 7 marzo 2007
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